Tatiana Brodatch, If I Were a Man, 2014, stampa su carta baritata, 40x60 cm
Tatiana Brodatch, If I Were a Man, 2014, stampa su carta baritata, 40×60 cm

Quando leggi che la protagonista della mostra fa sculture di plastilina e animazioni in stop motion, un pensierino a Nathalie Djurberg lo fai – lei che, fra gli artisti che usano quelle tecniche, è la firma più nota in circolazione. E non è che siano in molti. Ma poi arrivi in galleria (Statuto13, a Milano) e t’accorgi subito che Tatiana Brodatch, con Nathalie Djurberg non c’entra nulla.

Se conoscete le opere della svedese (Leone d’argento alla 53ª Biennale di Venezia), ricorderete scene disturbanti, donne e ragazze dalle facce grottesche che si muovono a scatti, impegnate in atti masochistici e lussuriosi. Niente di più lontano. Le eroine di Tatiana Brodatch – anch’esse quasi sempre signore e signorine – sono figure morbide, donne comuni ritratte in momenti d’intimità: la mattina appena alzate dal letto; in posa per un ritratto; nel backstage di una sfilata di moda; sdraiate al sole. Si muovono con delicatezza e i loro volti sono sempre anonimi, privi di qualsiasi particolare fisiognomico.

Tatiana Brodatch, Selfie Anya, 2014, stampa su carta baritata, 50x70 cm
Tatiana Brodatch, Selfie Anya, 2014, stampa su carta baritata, 50×70 cm

La creazione di un’opera si svolge in tre tempi: prima viene la piccolascultura di plastilina, alta una spanna o poco più; poi – spesso, ma non sempre – un breve video a passo uno; per finire, un set di fotografie della statuetta, stampate su lastre di grandi dimensioni (la luce calda fa le figure così morbide e carnose, da farti dimenticare per un momento che sono fatte di plastilina). Così che alla fine ti ritrovi davanti un’opera che però sono anche due (o tre) opere diverse, su tre differenti medium, esposte l’una accanto all’altra in un simpatico e ben pensato allestimento (di professione è architetto e designer, e si vede).

Tatiana Brodatch, The 3 Sisters # 1, 2014, stampa su carta baritata, 1400x100 cm
Tatiana Brodatch, The 3 Sisters # 1, 2014, stampa su carta baritata, 1400×100 cm

Ecco, ad esempio, la serie dei Selfies (in galleria ce ne sono due, Ania eNadya), costruita sugli autoscatti che le hanno regalato le sue amiche: le statuine sedute su piccole mensole, il telefonino di pongo in mano e il finto selfie appeso accanto, grande (per loro) come un manifesto pubblicitario, sono una meraviglia.

I soggetti – evviva! – sono quanto mai vari. The 3 Sisters è ispirato al dramma Le tre sorelle di Checov, con le figurine sospese contro un fondale nero, come a teatro. In The Casting, invece, le protagoniste sono due ventenni al provino per un film pornografico: per tre minuti, le vediamo e le ascoltiamo mentre rispondono imbarazzate alle domande del regista (quanti anni avete?; quanti ragazzi avete avuto?; datevi un bacio; fatemi vedere il seno; e via così).

Non manca mai un tocco d’ironia: in NY (realizzata proprio a New York), l’artista cita la famosa foto dei muratori che fanno colazione seduti su una trave sospesa nel vuoto, trasformandola in quella di una donnina appollaiata sulla ringhiera di un balcone, sul davanzale di una finestra o sopra un semaforo, in proporzione alti come un grattacielo. L’unico uomo appare in If I Were a Man – dunque non un vero uomo, ma una fantasia di se stessa nei panni di un maschio – che ha per protagonista un ragazzo nudo che si masturba. Il video, che dura appena sessanta secondi, si chiude con una battuta laconica: to be continued for a minute or two… Avanti così per un minuto o due.

La personale di Tatiana Brodatch è alla galleria Statuto13 di Milano (a cura di Massimiliano Bisazza; fino al 5 maggio) e fa parte del programma del Photofestival 2015. Dal sito della galleria potete scaricare il catalogo della mostra in formato pdf.

Stefano Ferrari